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Ernest Shackleton fu un uomo incredibile.

Ha compiuto una delle più grandi imprese di coraggio e resilienza nella storia degli ultimi 100 anni, e a lui e a questa impresa sono infatti ispirati molti corsi e libri moderni sulla leadership.

Esploratore e visionario, Shackleton si rese protagonista, nel 1914, di una spedizione in Antartide, con un equipaggio di 27 uomini a bordo della nave “Endurance”

Secondo il suo piano l’Endurance avrebbe dovuto raggiungere la baia di Vahsel come luogo di partenza per la traversata a piedi del Continente Bianco.

Prima di raggiungere il continente bianco però la nave rimase bloccata nel mare ghiacciato. L’equipaggio fu costretto ad arrestare la spedizione e ad  accamparsi per mesi sulle banchise attorno all’imbarcazione attendendo lo scioglimento dello spesso strato che la circondava.

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Con il cambio della stagione però le condizioni del tempo peggiorarono e  lo scafo della nave venne stritolato dal ghiaccio. 

Lo sforzo di Shackleton e dei suoi uomini, a quel punto, fu quello di rimuovere i materiali e le provviste dalla nave prima che si inabissasse definitivamente. Portati in salvo i cani, le scialuppe di salvataggio e i materiali fotografici inizialmente abbandonati, gli uomini si accamparono in quello che battezzarono “Ocean Camp”, con una temperatura di -25°C senza poter contare più sulle provviste rimaste nella stiva della Endurance, che si inabissò il 15 novembre 1915.

Shackleton e il suo equipaggio restarono dal 29 dicembre 2015 all’8 aprile 1916 su un lastrone di ghiaccio che chiamarono “Patience Camp” per poi tentare di raggiungere, a bordo delle tre scialuppe tratte in salvo dalla Endurance, l’isola Elephant.

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Dopo giorni e giorni in mare al gelo e alle intemperie antartiche approdarono finalmente a Elephant Island, deserta e ricoperta di neve. Le possibilità di soccorso su quest’isola erano praticamente nulle. Shackleton allora salpò nuovamente con pochi uomini alla ricerca di aiuto, alla volta dell’Isola King George, a 1.600 km da dove si trovavano, attraverso uno dei mari più tumultuosi del pianeta. Il resto dell’equipaggio rimase sull’isola, fiducioso di vederlo tornare un giorno per salvarli.

Il viaggio della James Caird, così venne battezzata la scialuppa allestita per l’impresa, fu una delle più temerarie imprese marittime di tutti i tempi.

Dopo ormai più di 20 mesi isolati fra i ghiacci, lo sconforto avrebbe sopraffatto chiunque, ma non lui, che continuò ad animare i suoi uomini, senza cedere alla disperazione.

Con la sua grande forza d’animo, Shackleton non solo infuse fiducia e speranza nei suoi uomini, ma riuscì in un’impresa che 100 anni dopo, nel 2013, non sono riusciti ad eguagliare nelle tempistiche nemmeno 3 rinomati scalatori inglesi.

Dopo aver lasciato il suo equipaggio sull’isola navigò per giorni a bordo di una scialuppa con altri 4 uomini. Incontrò terra, finalmente King George Island, e seppe che dall’altra parte di montagne e ghiacciai inesplorati c’era un insediamento umano. Sarebbe stato troppo pericoloso circumnavigare la costa per via delle condizioni del mare e del tempo, e deciso a non mollare, esortò i due uomini che versavano in condizioni fisiche migliori a scalare insieme a lui le montagne per arrivare dall’altra parte.

Partirono, la scalata era dura e il tempo avverso.

Certo che sarebbero morti assiderati se si fossero accampati per la notte, Shackleton e i suoi uomini continuarono a camminare senza fermarsi, e in sole 36 ore arrivarono dall’altro lato  (i 3 scalatori che ci hanno provato nel 2013 hanno impiegato 3 giorni per percorrere lo stesso tragitto).

Era riuscito nella sua impresa,  dall’altro lato trovò finalmente aiuto in una stazione di balenieri.

E i suoi uomini? Naturalmente non li abbandonò.  Gli ostacoli per organizzare le spedizioni per salvare il suo equipaggio furono parecchi, e dopo 4 mesi Shackleton riuscì a raggiungere i suoi uomini per trarli in salvo. Gli uomini erano tutti lì, tutti vivi, fiduciosi che sarebbe venuto a salvarli.

L’odissea di questi uomini durò oltre 2 anni, fra i ghiacci antartici, buio e condizioni atmosferiche al limite della sopravvivenza, con scialuppe e accampamenti di fortuna. Eppure portarono tutti a casa la pelle, grazie ad un leader coraggioso che decise di non farsi piegare nonostante tutto, freddo, fame, disperazione, scoraggiamento.

L’annuncio che Shackleton aveva pubblicato sul Times nel 1914 per trovare l’equipaggio per la spedizione, prima della partenza, era “Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti”, risposero in migliaia.

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Molto è stato scritto su questa impresa. Quello che colpisce è la determinazione di questo uomo, e la sua etica morale. Shackleton rinunciò alla fama per salvare il suo equipaggio, tanto che all’epoca si diede maggiore risalto al fallimento dell’impresa che non agli ostacoli superati per portare a casa i suoi uomini. Le riflessioni che si potrebbero fare sono tante, e a noi è sembrato importante condividerla proprio per questo.

Manca viaggiare. Ma quando sarà possibile riprendere ad esplorare il mondo, questo potrebbe essere un bellissimo viaggio da fare! (ovviamente in condizioni meno estreme 🙂 ).

Oggi  infatti è possibile ripercorrere alcune delle sue tappe e le rotte dei grandi esploratori con una spedizione in Antartide, un viaggio unico in una terra meravigliosa e incontaminata

 

#Antarcticastories #Shackleton